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“Il mio racconto del Premio Valtidoncello 2024” di Umberto Fava

Sorprendente – come nelle passate edizioni – per un concorso che si è sempre dichiarato con orgoglio un concorso provinciale vedersi raggiungere da tanti foresti. Sei finalisti su dieci da altre province. Sorprendente per un concorso che non ha nessun patrocinio pubblico dare premi col contagocce e invece poesia a piene mani.

          Il Premio Valtidoncello ha sempre un finale a sorpresa: con la rivelazione dei nomi dei vincitori. Che quest’anno, 36.ma edizione, sono Anna Francani di Cortemaggiore per “Passato” e   Laura Rossi di Corvino San Quirico (Pavia) per “Giorni d’estate”. La prima volta nella storia del concorso di Pecorara che la competizione si conclude con un doppio vincitore.

          Così ha deciso la commissione giudicatrice dopo aver assistito alla passerella dei dieci finalisti e valutato le loro poesie, recitate dagli autori o da Irma Arzani, che ha prestato la sua voce a quei poeti troppo emozionati per leggere in pubblico i loro versi.

          Invece, il nome del vincitore del premio che ricorda Gianluigi Pizzi è stato deciso da Umberto Fava, presidente di giuria del “Valtidoncello”, ed è Celestino Ferrari di Piacenza che ha letto il suo “Ancora settembre” con evidente emozione nella voce, perché in quei versi è presente il ricordo della madre. E il concorso di Pecorara è sensibile ai sentimenti, ai confitti interiori, ai problemi esistenziali, insomma alla vita più che alla contemplazione di tramonti, stelle, uccellini, fiorellini, insomma roba alla Metastasio.

          Presenti e commosse alla consegna del Premio Pizzi la moglie Marina e la sorella Rosella.

          Celestino Ferrari non è nome nuovo per il “Valtidoncello”, legato com’egli è a più fili al concorso, vincitore in passato e più volte nella decade dei finalisti. È il poeta che anni fa con arguzia definì “ruspante” la gara poetica di Pecorara.

          D’accordo, ruspante, ma anche leggente, nel senso che legge, rilegge, stralegge le cose che arrivano e le ripropone poi all’attenzione di tutti i presenti che salgono lassù per assistere alla finale. Una manifestazione che dà più poesia che diplomi e che Fava vuole sempre meno concorso e più rassegna.

          Non c’è stato invece un vincitore nella sezione “Giovani” che ricorda il ragazzo Andrea Di Muzio vinto da un male nel fiore degli anni. Non c’è stato, nel senso che sono tutti vincitori a pari merito: i bambini del laboratorio di poesia di Vigolzone con la maestra Romana Capra (autrice di una preziosa raccolta di liriche dal titolo “Per rima, per ritmo, per amore – Note di una viandanza”, e per questo è stata invitata a leggerne un brano). E gli altri bambini del laboratorio di poesia della scuola primaria di Trevozzo con le insegnanti Camilla Savini, Rosy Pescatori e Federica Perina.

          Cose deliziose, fresche, da gustare con piacere. Come anche “Giallo” della giovanissima Azzurra Bersani di Pianello, e come “Occhi” delle simpatiche signore del laboratorio di poesia dell’Università Pallavicina dell’Età Libera di Cortemaggiore, insegnante Francesca Giovelli, anche lei una conoscenza, anzi una gloria del “Valtidoncello”, una fuoriclasse con al suo attivo più d’una vittoria e la pubblicazione di ben cinque volumi di versi.

          Come negli anni passati citati versi e letti e commentati brani di concorrenti che, se pure non entrati in finale (dato che i posti sono solo dieci e non cento), presentavano in qualche modo valori letterari o erano comunque meritevoli di attenzione e considerazione:

          Dunque, largo ai poeti e alla loro voglia di scrivere. Festa dei poeti a Pecorara, luogo di tartufi, ma da 36 anni anche capoluogo di poesia.

          Letture, diplomi, applausi. E alla fine una raffinatezza, una preziosità letteraria proposta dall’assessore di Alta Val Tidone Giovanni Dotti. Una poesia, “Luogo natio”, scritta da una ventenne di nome Rina, nata a Poggio Moresco di Pecorara, vicino a Costalta, e poi scesa con la famiglia nel Pavese e poi diventata badessa del monastero benedettino nell’isola San Giusto sul lago d’Orta. E’ madre Anna Maria Canopi, che da ragazza, nel 1951, pubblicò da Gastaldi un volumetto di poesie, “Lagrime al sole”, che Dotti, attentissimo e sensibilissimo a fatti e personaggi della Valtidone, ha rinvenuto fra vecchie rarità librarie.

          Da queste pagine ha tratto e letto i versi in cui la giovane poetessa rievocava con nostalgico sentimento i paesi suoi nella valle del Tidoncello. Lei madre benedettina mancò nel primo giorno di primavera, San Benedetto, quando la rondine torna sotto il tetto, e anche lei tornava rondinella benedettina al suo tetto nativo a Poggio Moresco. Era il 2019, e Giovanni Dotti andò ai funerali, la terza volta che si recava da lei, dopo le due volte precedenti che vi era andato in visita.

          Ospiti di riguardo al lungo pomeriggio poetico di Pecorara il sindaco Franco Albertini, orgoglioso pure lui di questo Premio nato e cresciuto al suo paese, Cristina Mussetti presidente della Pro Loco, l’associazione che diede vita e promuove il concorso d’intesa col Comune, Isabella Pezzati vice direttore della filiale di Nibbiano della Banca di Piacenza che ha sempre sostenuto il “Valtidoncello” fin dal suo primo vagito, e il consigliere comunale Alessandro Buroni.

          E visto che la manifestazione s’è svolta nel salone parrocchiale, un grato pensiero al compianto don Angelo Villa, che ebbe sempre una certa premura per questo incontro di poeti. E come i salmi finiscono in gloria, qui i poeti finiscono al banchetto. Dove non ci sono né vincitori né vinti.